Chi sono - Luigi Lusenti

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1953 - 1962
Sono nati in Bicocca, un quartiere operaio alla periferia nord di Milano. Di quegli anni ricordo le sirene della Breda e della Falck e l'odore di tabacco che usciva dalla Manifattura dove lavoravano le sigarette. A giocare andavamo nel campo sportivo della Pirelli, dove d'estate, alla sera, c'era il cinema all'aperto. La scuola si chiamava Giovanni Pirelli e la chiesa era intestata a San Giovanni. All'inizio dell'anno scolastico l'azienda Pirelli regalava agli scolari quaderni e matite "griffate" col logo del gruppo. Quando a 8 anni, i miei genitori, con grande fatica, mi mandarono alla scuola privata "Maria Consolatrice", in via Pola, scoprii che il mondo non era solo la Pirelli. Sono nato il 19 febbraio, in Bicocca, un quartiere operaio alla periferia nord di Milano. Di quegli anni ricordo le sirene della Breda e della Falck e l'odore di tabacco che usciva dalla Manifattura dove lavoravano le sigarette. A giocare andavamo nel campo sportivo della Pirelli, dove d'estate, alla sera, c'era il cinema all'aperto. La scuola si chiamava Giovanni Pirelli e la chiesa era intestata a San Giovanni. All'inizio dell'anno scolastico l'azienda Pirelli regalava agli scolari quaderni e matite "griffate" col logo del gruppo. Quando a 8 anni, i miei genitori, con grande fatica, mi mandarono alla scuola privata "Maria Consolatrice", in via Pola, scoprii che il mondo non era solo la Pirelli.

1963 - 1972
Sono gli anni delle medie, al Parini. E del liceo, al Cremona. In centro ci vado col tram 31, quello famoso perchè il 25 aprile del '45 fu fotografato carico di partigiani armati e festanti per la liberazione. Il tram passa di fianco al grattacielo Pirelli simbolo del miracolo economico. Nel 1969 il 31 è costretto a deviare per alcuni giorni perché gli operai "dell'autunno caldo" bloccano tutte le strade attorno al "Pirellone". Ma io sono già al liceo Cremona e quel blocco lo ricordo perché noi studenti andavamo a "politicizzare" gli operai (!).
L'anno prima c'era stato il "sessantotto" che mi aveva catapultato nella politica. In precedenza non posso che condividere il giudizio di Edmondo Berselli "com'era allegra l'Italia prima del '68: capelli lunghi, minigonne, chitarre, Beatles e Rolling Stones, niente impegno, alla larga della rivoluzione. I veri progressisti eravamo noi".Per fortuna che l'amore libero continua ad avere la meglio sul libretto rosso di Mao grazie anche ai Festival di Re Nudo di Ballabio nel 1971 e di Zerbo 1972.

1973 - 1983
All'epoca si diventava maggiorenni a 21 anni. Per pochi mesi riesco a votare al referendum sul divorzio. Alla sera sono in piazza a festeggiare con la mia amichetta di allora un po' triste perchè per pchi giorni lei non ha potuto votare. Sono gli anni dell'impegno politico professionale: funzionario nel partito di unità proletaria per il comunismo. E' come vivere la storia in diretta, da protagonisti. Perchè a quel tempo, l'impegno politico, anche quello professionale, era militanza, passione, idealità. Settatacinque, settantasei la sinistra avanza, sfiora il potere. Poi tutto gli esplode in mano col '77. Di quell'anno ricordo un'assemblea a Bologna. Appena prima di intervenire Rossanda mi disse "ricordati che fra cielo e terra ci sono molte più cose di quelle che il comunismo può spiegare". Dopo il terrosimo, il sequestro Moro, le elezioni del '79. il Pdup entra al Parlamento italiano e a quello europeo.
Le scelte politiche e professionali diventano anche professionalità. Mi occupo di politica internazionale, collaboro col nostro gruppo parlamentare a Bruxelles (all'epoca eletta era Luciana Castellina), scrivo sul manifesto. Ma un mondo sta ormai volgendo alla fine: quello dei grandi movimenti legati alle utopie socialiste e comuniste, al guevarrismo, al terzomondismo, alla liturgia della liberazione. Forse ha ragione Hobsbawm quando dice che il "68" è stato l'ultimo dei vecchi movimenti, che guardava al nuovo con gli occhi rivolti all'indietro. Quando finisse il Pdup nel 1984, sono fra i pochi che vorrebbero che si sciogliesse, come il PSU francese. Questo per dare a tutti pari dignità, anche a chi, come me, ha deciso di non confluire nel PCI. Ma non è così e io decido che la mia esperienza di politico di professione può terminare. Ho cominciato presto, finisco presto.





1963 - 1972
Sono gli anni delle medie, al Parini. E del liceo, al Cremona. In centro ci vado col tram 31, quello famoso perchè il 25 aprile del '45 fu fotografato carico di partigiani armati e festanti per la liberazione. Il tram passa di fianco al grattacielo Pirelli simbolo del miracolo economico. Nel 1969 il 31 è costretto a deviare per alcuni giorni perché gli operai "dell'autunno caldo" bloccano tutte le strade attorno al "Pirellone". Ma io sono già al liceo Cremona e quel blocco lo ricordo perché noi studenti andavamo a "politicizzare" gli operai (!).
L'anno prima c'era stato il "sessantotto" che mi aveva catapultato nella politica. In precedenza non posso che condividere il giudizio di Edmondo Berselli "com'era allegra l'Italia prima del '68: capelli lunghi, minigonne, chitarre, Beatles e Rolling Stones, niente impegno, alla larga della rivoluzione. I veri progressisti eravamo noi".
Per fortuna che l'amore libero continua ad avere la meglio sul libretto rosso di Mao grazie anche ai Festival di Re Nudo di Ballabio nel 1971 e di Zerbo 1972.

1973 - 1983
All'epoca si diventava maggiorenni a 21 anni. Per pochi mesi riesco a votare al referendum sul divorzio. Alla sera sono in piazza a festeggiare con la mia amichetta di allora un po' triste perchè per pchi giorni lei non ha potuto votare. Sono gli anni dell'impegno politico professionale: funzionario nel partito di unità proletaria per il comunismo. E' come vivere la storia in diretta, da protagonisti. Perchè a quel tempo, l'impegno politico, anche quello professionale, era militanza, passione, idealità. Settatacinque, settantasei la sinistra avanza, sfiora il potere. Poi tutto gli esplode in mano col '77. Di quell'anno ricordo un'assemblea a Bologna. Appena prima di intervenire Rossanda mi disse "ricordati che fra cielo e terra ci sono molte più cose di quelle che il comunismo può spiegare". Dopo il terrosimo, il sequestro Moro, le elezioni del '79. il Pdup entra al Parlamento italiano e a quello europeo.
Le scelte politiche e professionali diventano anche professionalità. Mi occupo di politica internazionale, collaboro col nostro gruppo parlamentare a Bruxelles (all'epoca eletta era Luciana Castellina), scrivo sul manifesto. Ma un mondo sta ormai volgendo alla fine: quello dei grandi movimenti legati alle utopie socialiste e comuniste, al guevarrismo, al terzomondismo, alla liturgia della liberazione. Forse ha ragione Hobsbawm quando dice che il "68" è stato l'ultimo dei vecchi movimenti, che guardava al nuovo con gli occhi rivolti all'indietro.
Quando finisse il Pdup nel 1984, sono fra i pochi che vorrebbero che si sciogliesse, come il PSU francese. Questo per dare a tutti pari dignità, anche a chi, come me, ha deciso di non confluire nel PCI. Ma non è così e io decido che la mia esperienza di politico di professione può terminare. Ho cominciato presto, finisco presto.

1984 - 1990
Nel '79 scoppia l'ultima "guerra fredda", la doppia decisione della Nato in risposta al riarmo nucleare sovietico. Mi impegno nel movimento per la pace. Lo slogan, l'appello della Bertrand Roussel Foundation, è "per un'Europa senza missili dal Portogallo agli Urali" Non ci si schiera con nessuno dei due blocchi, questa è la novità. L'opinione pubblica europea, oltre la cortina di ferro, è il nuovo interlocutore. Gli anni ottanta, anche personalmente, sono segnati da questo nuovo rapporto con l'est europeo.
Lasciato il Pdup, prendo a scrivere per alcuni giornali: il manifesto, l'Unità, il Sole24ore. Inizio anche a collaborare con l'Arci proprio sui temi della solidarietà internazionale. Fondo, assieme ad altri, il circolo Arci "Est/Ovest" e poi, a livello europeo, il Network "Est/Ovest". Sono membro della European Nuclear Disarment (END) e della Helsinki Citiznes Assembly (HCA). Mentre ancora la sinistra italiana PArla di "paesi fratelli", un gruppo di visionari, comunisti eretici, socialisti libertari, ecologisti, cattolici, femministe si apre alla società civile dell'est. I nostri partner sono Charta '77, Solidarnosc, il Kor, Freedom and peace.
L'89, la caduta del muro di Berlino travolgerà tutto. Anche vecchie e nuove certezze. Mi schiero con chi vuole cambiare il nome al Pci. Cominciò, come tanti, una traversata senza bussole e senza mete chiare. Ma andare così è anche affascinante.

1991 - 2000
Le speranze aperte dalla caduta del muro di Berlino durano poco. Il nuovo decennio è un susseguirsi di nazionaslimi, conflitti etnici, scontri fra popolazioni, dissoluzione di stati sovrani. Nell'estate del '91 inizia il conflitto più feroce e drammatico: la guerra nella ex Jugoslavia. Nel settembre del '91 organizzo con altri la Carovana per la pace. Sette giorni da Trieste a Sarajevo, attraverso i territori in guerra, la Slovenia, la Croazia, la Serbia. A Sarajevo teniamo un grande concerto con i Nomadi, i Litfiba, Gaetano Liguori. La capitale bosniaca è ancora al riparo dagli sconti armati. Per poco, purtroppo. Il 5 maggio 1992 si inzia a combattere anche in Bsnia Erzegovina. E' la guerra di tutti contro tutti. L'Arci è, fra le organizzazioni di volontariato, una delle più presenti. Organizziamo convogli umanitari, accoglienza dei profughi, difesa delle associazioni pacifiste e della stampa indipendente. Nel 1993 parte a Milano una esperienza unica e incredibile: Telefonsky Most. Un ponte telefonico che, attraverso il capoluogo lombardo, mette in contatto le zone della ex Jugoslavia. Durerà 5 anni. Una esperienza eccezionale che un giorno qualcuno dovrà pur raccontare. Giro in continuazione fra le repubbliche della es Jugoslavia. Visti, permessi straordinari, voli speciali dell'Onu, giubbotti antiproiettile, convogli internazionali, trattative con i gruppi armati per portare gli aiuti alle persone. Quando quell'eccidio finisce non sono, non siamo più come prima. Ci ha cambiato e ce lo porteremo dentro sempre, una ferita che non guarirà mai.

2001 - 2011
Inzio a lavorare, sempre nell'Arci, per la cooperazione internazionale. Prima di tutto con i Balcani ex Jugoslavi, poi con l'Albania, il Marocco, la Tanzania, il Libano. Progetti culturali, di difesa delle minoranze, di promozione dei diritti e dell'associazionismo. Progetti agricoli e, perfino, in Albania, recupero di un museo e di alcune chiesette, ristrutturazione di icone. Nuovi paesi, nuove esperienze. Il mondo continua ad affascinarmi. Dal 2003 mi occupo anche di legalità. Organizzo la Carovana Antimafie. Nel 2011 la Carovana diventa internazionale. Raggiungiamo la Francia, la Svizzera, Malta, l'Albania, la Bosnia, la Serbia, la Bulgaria.



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